29 Agosto 2009
PANTHEON ROME
 Il Pantheon è il monumento romano che vanta il maggior numero di primati: è il meglio conservato, ha la cupola in muratura più grande di tutta la storia dell'architettura, è considerato l'antesignano di tutti moderni luoghi di culto, ed è stata l'opera dell'antichità più copiata ed imitata.
Michelangelo la considerava opera di angeli e non di uomini.
Il punto in cui sorge non è casuale ma è un luogo leggendario della storia della città. Secondo una leggenda romana, infatti, questo era il posto
dove il fondatore di Roma, Romolo, alla sua morte fu afferrato da
un'aquila e portato in cielo fra gli dei.
Ma a che cosa serviva e cosa indica il suo nome?
Il
nome deriva da due parole greche: pan, "tutto" e theon "divino", in
origine infatti il Pantheon era un piccolo tempio dedicato a tutte le
divinità romane. Fatto erigere tra il 27 e il 25 a.C. dal console
Agrippa, prefetto dell'imperatore Augusto, l'edificio attuale è opera
di successive e imponenti ristrutturazioni.
Domiziano nell'80
d.c, lo ricostruì dopo un incendio, trent'anni dopo colpito da un
fulmine prese nuovamente fuoco. Fu allora ricostruito nella sua forma
attuale dall'imperatore Adriano, sotto il cui regno l'impero di Roma
raggiunse il culmine del suo splendore, ed è probabile che la struttura
attuale sia frutto proprio del suo genio eclettico dai gusti esotici.
Infatti, il Pantheon unisce ad una struttura cilindrica, di chiaro
stampo romano, lo splendido colonnato esterno d'ispirazione greca.
Benché
la nuova struttura risultasse molto diversa da quella originale
l'imperatore Adriano volle che sulla facciata fosse apposta
un'iscrizione latina che tradotta significa "Lo costruì Marco Agrippa,
figlio di Lucio, console per la terza volta".
Autore: architect pasquale bonarrigo
ERETTEIO ATENE
 Eretteo, Atene Tempio situato sul lato settentrionale dell'Acropoli di Atene. Incluso nel piano di ricostruzione degli edifici religiosi conseguente alla distruzione persiana (480 a.C.), doveva sostituire il tempio arcaico di Atena Polìade (protettrice della città). Fu l'ultima grande opera architettonica dell'Acropoli, realizzata fra il 421 e il 407 a.C., con una sospensione dovuta alla guerra del Peloponneso.
La costruzione dell'Eretteo, nel luogo più sacro dell'Acropoli, dovette tenere conto di strutture preesistenti, oltre che del terreno
accidentato: da ciò la pianta complessa e atipica. La cella principale
era dedicata ad Atena Poliade: conteneva la statua di culto arcaica, a
cui durante le Panatenee veniva offerto il velo, e la celebre lampada
bronzea di Callimaco; la facciata era rivolta a oriente. Zeus era
venerato sotto il portico nord, mentre altri ambienti interni erano
dedicati a Poseidone, a Efesto e a vari eroi attici, fra cui Eretteo,
il mitico re da cui in epoca tarda prese il nome l'edificio. Sotto la
loggia delle Cariatidi, a sud, retta dalle sei eleganti figure di
fanciulle, era la tomba di un altro re, Cecrope; mentre nel recinto
occidentale si trovavano quella di una delle sue figlie, Pàndroso, e
l'ulivo di Atena.
Il tempio, interamente realizzato in marmo
pentelico e riccamente decorato, era un edificio estremamente elegante,
capolavoro dell'ordine ionico dell'età classica matura; i costi per la
sua realizzazione furono elevatissimi. Venne salvato dalla distruzione
perché trasformato prima in chiesa (VII secolo), poi nella residenza
del governatore turco. La sua architettura mossa e leggera e le
squisite decorazioni ebbero una grande influenza nell'elaborazione del
neoclassicismo.
28 Agosto 2009
L'ETA' AUGUSTEA L’architettura. Testimonianza principale dell’incremento dato da Augusto all’edilizia
urbana, tanto da mutare il volto di Roma, è il coevo trattato “De
architectura” di Vitruvio, rappresentante di un ceto professionale
italico che ambisce a un riconoscimento sociale: è il tempo di una
consacrazione del ruolo dell’architetto come intellettuale, non più
solo come un tecnico. L’autore sostiene, infatti, che l’architetto deve possedere una solida
preparazione culturale e conoscenze specialistiche in diversi ambiti
del sapere (matematica, geometria, idraulica, acustica, geologia e
anche filosofia) indispensabili per la corretta progettazione di un
edificio. Fondamento della disciplina deve essere la ricerca dell’armonia basata
sul rapporto di equilibrio e di compenetrazione tra le diverse parti
che formano una struttura. Inoltre, l’architettura viene presentata
come sintesi di conoscenze teoriche (ratiocinatio) e di abilità pratica
(fabrica). Nel decimo libro, inoltre, l’autore celebra macchine e strumenti, quali
mezzi che assicurano la vita pratica e quotidiana della società civile.
Di qui lo sforzo di Vitruvio di mostrare il nesso costituzionale fra
natura (cosmo) e macchine o congegni e strumenti. Egli infatti
attribuisce alla natura l’origine di ogni congegno; l’idea stessa delle
macchine o in genere di qualsiasi forma di congegno è in natura : il
sistema del sole, della luna dei cinque pianeti (Mercurio, Venere,
Marte, Giove, Saturno) gli appare come un grande congegno, una macchina
che con il suo moto circolare assicura il succedersi del giorno e delle
stagioni sulla terra. Vitruvio “De architectura” La scienza dell’architetto si adorna di molte discipline e di svariata
erudizione: egli deve essere in grado di giudicare tutte quelle opere
che le singole arti costruiscono. Nasce da due attività: la materiale o
costruzione, la intellettuale o esposizione teorica. La costruzione
consiste nel pratico esercizio continuato o consumato, per cui con le
mani la materia assume la forma di questa o quell’opera che si voglia,
secondo il progetto figurato. L’esposizione spiega e dà ragione delle
cose costruite sulla base della preparazione teorica del computo delle
proporzioni. Pertanto gli architetti i quali badarono soltanto alla
pratica manuale senza curare gli studi non arrivarono a conseguire
un’autorità proporzionata alle loro fatiche; quelli invece che ebbero
fiducia soltanto nei ragionamenti e nelle lettere appaiono aver cercato
l’ombra non la cosa. Al contrario, quelli che impararono bene l’una e
l’altra cosa, come forniti di tutte le armi, più presto raggiunsero il
loro proposito con autorità. Fonte: Storia dell’Arte Autore: architect pasquale bonarrigo
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